DL 14 agosto, nell’intervista rilasciata a “L’Economia” alcuni commenti dell’avv. Carlo Fossati

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Nella pagina dedicata a “Regole e mercati” il Senior Partner Carlo Fossati sottolinea come non sia una vera tutela per i dipendenti quella garantita dalla proroga del divieto di licenziamento. In realtà le Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia dovrebbero aiutare chi lavora a riqualificarsi professionalmente e ricollocarsi in contesti dove vi sia realmente un futuro. Non offre un valido sostegno il “mantenere artificiosamente in vita posti di lavoro che, nei fatti, non esistono più, con il ricorso alla cassa integrazione”. Anzi, questo meccanismo danneggia le finanze pubbliche e ancor più “coloro che un lavoro stabile ancora non ce l’hanno e che in un mercato ingessato vedono ridursi drasticamente la loro possibilità di collocazione”.

Purtroppo non è possibile “salvare posti di lavoro semplicemente prorogando sine die per legge il divieto dei licenziamenti per ragioni economiche. Oltre ad essere incompatibile con alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione, a cominciare dalla libertà di iniziativa economica privata (art. 41), è irragionevole e antistorico. Prorogando ancora il divieto di licenziamento non si fa altro che rinviare il momento in cui le aziende affronteranno il problema degli esuberi che, nei prossimi mesi, rischia di aggravarsi ulteriormente”. Inoltre, un’impresa che non può licenziare “è, nella stragrande maggioranza dei casi, un’azienda che congelerà le nuove assunzioni così chi è dentro è dentro (per ora) e chi è fuori rimane fuori. Questo blocca artificiosamente un mercato del lavoro già asfittico, aggravando il gap di tutele tra insiders e outsiders e danneggiando ulteriormente le fasce più deboli e più esposte alla crisi”.  In merito al divieto di licenziamento fino al 31 dicembre 2020, l’avv. Carlo Fossati ritiene che “si ‘disancora’ il divieto di licenziamento dall’esistenza di un sottostante ‘stato di emergenza’, visto che quest’ultimo è stato prorogato fino alla metà del mese di ottobre, mentre il Decreto impedisce di licenziare fino alla fine dell’anno: il che è inaccettabile, visto che in condizioni di normalità, lo Stato può regolamentare la facoltà del datore di lavoro di effettuare licenziamenti ma non può vietarla del tutto”, ciò vorrebbe dire “espropriare l’imprenditore privato del diritto di configurare l’assetto produttivo secondo le proprie preferenze”. Sul piano pratico, per l’avvocato, ulteriori 6 mesi di ammortizzatori sociali assorbiranno una quantità impressionante di risorse pubbliche che si potevano destinare all’attuazione di politiche attive del lavoro”. Il rischio è disincentivare gli investimenti stranieri in un momento in cui , invece, ce ne sarebbe più che mai bisogno.