Il documento elettronico ha il requisito della fisicità ai fini dell’applicazione dell’art. 646 del codice penale

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Una recente sentenza della Corte di Cassazione in Italia si è discostata dall’orientamento prevelente della giurisprudenza, che considera i dati informatici privi della fisicità tipica dei beni materiali.

L’elemento della fisicià era in quel caso rilevante perché, per potersi configurare un reato di appropriazione indebita ai sensi dell’art. 646 del codice penale, stando al dettato della norma i beni in questione dovevano ricadere nella categoria dei “beni mobili”.

I beni sottratti erano però esclusivamente dei dati: un dipendente, prima di restituire il PC portatile aziendale al datore di lavoro, aveva copiato i dati presenti nel PC su propri dispositivi e riformattato il disco rigido.

La Cassazione Penale nella sentenza del 13 aprile u.s. ha qualificato come beni materiali i documenti elettronici in quanto  il file, pur non potendo essere materialmente percepito dal punto di vista sensoriale, possiede una dimensione fisica costituita dalla grandezza dei dati che lo compongono, come dimostrano l’esistenza di unità di misurazione della capacità di un file di contenere dati e la differente grandezza dei supporti fisici in cui i files possono essere conservati e elaborati. L’assunto da cui muove l’orientamento maggioritario, giurisprudenziale e della dottrina, nel ritenere che il dato informatico non possieda i caratteri della fisicità, propri della “cosa mobile” (nella nozione penalistica di quel termine) non è, dunque, condivisibile; al contrario, una più accorta analisi della nozione scientifica del dato informatico conduce a conclusioni del tutto diverse

Nel suo articolo per la newsletter di ILO Tech, Data, Telecoms & Media – Italy, il Senior Partner Luca Daffra commenta la sentenza.