L’Economia del Corriere della Sera, intervista all’avv. Mandruzzato sulla platform economy.

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Il numero di questa settimana de “L’Economia” dedica spazio al dibattito sulle nuove forme di lavoro originate dall’evoluzione della tecnologia. Barbara Millucci, per l’Osservatorio Studi Legali, ha inserito le risposte dell’avv. Piero Mandruzzato nell’articolo “Riforma incompleta, resta il nodo contributi”.

“Il diritto del lavoro deve fare i conti con l’innovazione tecnologica e i riders sono soltanto uno degli esempi dell’impatto della rivoluzione tecnologica sul mercato”. Piero Mandruzzato, avvocato e socio dello Studio Legale Ichino Brugnatelli e Associati, si addentra nella norma che dallo scorso 2 novembre disciplina le mansioni dei cicolofattorini. “Tecnicamente i riders rimangono lavoratori autonomi, nonostante venga loro applicata la disciplina del lavoro subordinato e potranno quindi iscriversi alla gestione separata Inps: vi è però un vuoto normativo”. Il fatto che “i riders lavorino non tutti i giorni e comunque per poco tempo, rende la contribuzione di fatto inutile al raggiungimento di un vero e proprio trattamento pensionistico futuro, che risulterebbe insufficiente. Ci sarà dunque bisogno di un correttivo da parte del governo”. Il limite fra le due categorie, il lavoro autonomo da una parte e quello subordinato dall’altra, per il legale è diventato “sempre più sottile, e a volte scompare. L’eterodirezione, ovvero l’assoggettamento del prestatore al potere direttivo organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che è ciò che distingue il lavoro subordinato da quello autonomo, non è più sempre così evidente come poteva esserlo in passato quando, ad esempio, il capo reparto che impartiva le istruzioni sulle attività da svolgere e ne controllava il risultato era sintomatico di quell’assoggettamento. Se per molti lavori ciò è ancora così, per molti altri l’eterodirezione non è poi così evidente, soprattutto per quei lavori che in qualche modo beneficiano della tecnologia per eseguire la prestazione”. L’adeguamento delle norme – continua l’avvocato – pare “focalizzarsi soprattutto sull’organizzazione del lavoro che la tecnologia consente, anziché sulla direzione e controllo dello stesso”. Al fine di assicurare le tutele tipiche del lavoro subordinato, quindi, “si valorizza maggiormente l’organizzazione del lavoro intesa come definizione delle modalità con cui svolgerlo, talvolta a prescindere dal fatto che il prestatore sia libero di scegliere i tempi di svolgimento e alle volte anche di rifiutarli, mentre pare perdano di centralità, pur non scomparendo del tutto, elementi quali la direzione ed il controllo sul lavoratore”, conclude il giuslavorista.