Prime conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale del 26.09.18

E’ dell’11 ottobre la sentenza con cui il Tribunale di Bari ha sciolto la riserva presa nella precedente udienza del 24.09.2018, due giorni prima della Sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della disposizione di cui all’art. 3 co. 1 d.lgs. 23/2015 nella parte in cui determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato.

Benché le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale non risultassero ancora depositate, il giudice ha tenuto conto  in particolare, del fatto che «la previsione di
un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la
Consulta, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la
tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione.

Oggetto di censura è stato quindi il criterio “automatico” di determinazione della
misura dell’indennità, collegato al solo parametro dell’anzianità di servizio del dipendente, e
non anche le soglie minima e massima della stessa.
A fronte di tale pronuncia, pur nella consapevolezza che “Le norme dichiarate
incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione
della decisione” (art. 30 co. 3 l. 87/1953, in ossequio all’art. 136 co. 1 Cost.), e che tale
pubblicazione nella specie non è ancora avvenuta, si ritiene di dover interpretare in maniera
costituzionalmente orientata l’art. 3 co. 1 ancora (presumibilmente per pochi giorni) vigente,
determinando l’indennità spettante al lavoratore ingiustamente licenziato, compresa fra un
minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità, sulla base dei criteri già enunciati dall’art. 18 co. 5
St.lav., a sua volta richiamato dall’art. 18 co. 7, vale a dire “in relazione all’anzianità del
lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell’attività
economica, del comportamento e delle condizioni delle parti”».