Sul sito lavoce.info Pietro Ichino commenta il ruolo del lavoro agile nell’emergenza Covid – 19

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Alla ribalta non solo l’emergenza sanitaria ma anche un modo per contenerne il danno economico, con l’utilizzo del  lavoro agile. Nell’articolo pubblicato il 26 febbraio su lavoce.info, il prof. avv. Pietro Ichino puntualizza la differenza fra questo e il “vecchio” telelavoro,  “una forma di organizzazione tutt’altro che agile”.

Osserva Pietro Ichino che “se il Covid-19 avrà l’effetto di allargare la sperimentazione del lavoro agile, o smart working, e farne conoscere i possibili vantaggi, sarà un pur piccolo contrappeso positivo ai molti e gravi danni prodotti dall’epidemia. Questa forma di organizzazione del lavoro dipendente è ancora molto meno diffusa di quel che potrebbe, anche perché è conosciuta poco o in modo troppo impreciso: sono poco comprese le enormi sue potenzialità sul terreno del risparmio dei tempi di spostamento delle persone e dei costi logistici aziendali, ma anche sul terreno della riduzione del traffico urbano e dell’inquinamento.”

“Il vero problema per la diffusione del lavoro agile sta nel fatto che esso comporta un mutamento profondo nella struttura del rapporto contrattuale. Viene meno, infatti, la possibilità di misurare la quantità del lavoro sulla base della sua estensione temporale: il creditore della prestazione può osservarne solo il risultato immediato e di questo tenere responsabile il lavoratore. Donde una piccola rivoluzione nei sistemi di gestione del personale, per la quale molte imprese non sono preparate. Ma chissà che proprio il coronavirus non le costringa a fare di necessità virtù, accelerando un’evoluzione che altrimenti sarebbe stata più lenta.”

L’intero articolo è disponibile a questo link